Paolo non era perfetto

 

Paolo si trovava a Listra. Incontrò un uomo che era paralitico sin dalla nascita e vista la fede nei suoi occhi gli disse ad alta voce: “alzati dritto in piedi!” e quell’uomo fu guarito e si mise a camminare.

Quando la folla vide questa scena le persone cominciarono a lodare e pregare le proprie divinità: Giove, Mercurio ecc.

Allora il sacerdote del tempio di Giove portò dei tori all’ingresso della città per sacrificarli in onore a Paolo che veniva lodato ed adorato dalla folla che lo ammirava stupefatta.

A questo punto Paolo e Barnaba (anch’egli missionario) si strapparono i vestiti di dosso e, con molta fatica, riuscirono alla fine a interrompere questo sacrificio.

Paolo allora pronunciò queste parole: “Perché fate queste cose? Anche noi siamo uomini sottoposti a medesime passioni come voi…”

Ci rendiamo conto di cosa ha detto?

Paolo era in mezzo a una delle culture più pagane e blasfeme, era in presenza di non credenti che stavano per la prima volta nella loro vita ascoltando il messaggio di etica e morale cristiana, nessuno aveva mai insegnato loro di credere in un solo Dio, nessuno gli aveva insegnato di non commettere adulterio, di rispondere con il bene al male, e così via.

A queste persone cosa disse Paolo? Disse: “noi siamo uomini sottoposti a medesime passioni come voi…”.

Paolo stava cercando di dire: non adoratemi, non idealizzatemi, sono anche io un uomo e in me ci sono i vostri stessi istinti e passioni.

Anche i credenti (anche i protestanti), talvolta, arrivano a idolatrare l’immagine di questi santi, a immaginare che essi fossero perfetti e senza errori, immaginano che essi avessero raggiunto la perfezione e dunque confrontandosi con essi si trovano sempre mancanti.

La verità è che anche in questi uomini albergavano le debolezze. Essi dunque agivano solo per mezzo della grazia che è resa perfetta nelle nostre debolezze.

Ciò che faceva differenza nella vita di Paolo erano la grazia e la fede che viveva, non le sue opere.

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