Siamo il capolavoro di Dio

La Bibbia dice che i credenti sono una creazione nuova, diversa da quella precedente, non sono normali terrestri, un po’ di celeste è già entrato in noi.
Quando la Bibbia dice che siamo opera Sua (efesini 2:10) usa un termine che tradotto letteralmente significa “opera d’arte”, “capolavoro”, cioè: Dio ci considera il Suo capolavoro.

Siamo scelti

Dio è venuto per i bisognosi, per coloro che cercano qualcosa in più.
Nella Bibbia Dio dice che ci ha scelti ancora prima di creare il mondo, Egli ci ha scelti per regnare, per essere dei sognatori, ci ha chiamato per essere Suoi figli e il nostro valore non lo misura da cosa facciamo ma da quanto l’amiamo.

Dio è intelligente

A volte intendiamo Dio come un produttore di regole asettiche le quali, cioè, devono essere sempre applicate senza eccezioni.
Così la pensavano i farisei che, per esempio, credevano che Dio vietasse di guarire le persone di sabato.
Gesù, invece, poneva sempre al centro della sua fede il benessere del prossimo e l’amore altruistico.
Ne possiamo derivare facilmente, da tutte le pagine dei Vangeli, che Dio mette al primo posto la regola dell’amore per gli altri e che in ogni situazione Egli distingue tra mezzi e scopi.

Facciamo un esempio: un cartello ci avvisa “vietato nuotare nel lago”.

Buttarsi in acqua dunque sarebbe illegale. Ma se un bambino sta annegando perché il suo passeggino è caduto in acqua potrai buttarti per recuperarlo? In altri termini, Dio tiene conto dello scopo se infrangi una regola?

Secondo i farisei no! Secondo loro Dio ha maggiore considerazione delle regole che del bene delle persone!

I Vangeli dimostrano il contrario, anzi, sembrerebbe che uno dei principali contenuti del messaggio di Gesù fosse proprio che i farisei si sbagliavano alla grande!!! Le persone dovevano essere guarite anche se era il giorno di sabato!

Ora, continuando l’esempio di prima, immaginiamo che nel lago dove non si può nuotare, il bambino sia caduto in acqua ma tu non sai nuotare. Dio ti biasimerà se anziché buttarti in acque profonde avverti il passante affianco a te e fai buttare lui? La risposta è no!!!
Dio allora tiene conto dello scopo che persegui (mi butto per salvargli la vita nonostante sia vietato), ma tiene conto anche dei mezzi (non mi sono buttato personalmente perché non so nuotare ma ho fatto tuffare un passante).

Dunque Dio è intelligente, non è quel despota punitore che i farisei immaginavano.
Dio filtra tutto attraverso l’amore, non è un asettico portatore di regole, è un Padre pieno d’amore che tiene conto degli scopi perseguiti e dei mezzi che hai a disposizione per raggiungerli.

Dio è intelligente e la buona notizia è che ti ama ed è dalla tua parte.

Dio non ha vergogna di te

Anche noi credenti abbiamo un corpo ed un’anima imperfetti.
Anche altre cose restano a disturbare la vita di un credente: i ricordi del suo passato e le ferite (malattie) della sua anima, le sue vecchie idee sbagliate, le sue tradizioni e consuetudini.
Se non si è consapevoli che anche in un credente tanto male continua a esistere c’è il rischio che si sentirà schiacciato dai sensi di colpa e che di conseguenza possa addirittura perdere la fede o vivere un cristianesimo senza contenuti perché si rassegna ad essere inadeguato.
In realtà esiste un solo ed unico modo per scampare da questi pericoli: accettare la propria condizione di persone imperfette (anche se sei nato di nuovo) e riconoscere la potenza della grazia di Dio che consiste in questo: Dio conosce la mia imperfezione e le stanze più buie del mio peccato, le mie più nascoste debolezze ma non si vergogna di me, mi ama tanto che ha sacrificato Suo figlio per me.
Se accetti che Dio ti ama così come sei, e se tu ami Dio, troverai le forze e la voglia di cambiare, non solo, avrai anche la consapevolezza che Dio è paziente e che saprà aspettare i tuoi cambiamenti e che non si vergognerà delle tue imperfezioni e dei tuoi errori.

Paolo non era perfetto

 

Paolo si trovava a Listra. Incontrò un uomo che era paralitico sin dalla nascita e vista la fede nei suoi occhi gli disse ad alta voce: “alzati dritto in piedi!” e quell’uomo fu guarito e si mise a camminare.

Quando la folla vide questa scena le persone cominciarono a lodare e pregare le proprie divinità: Giove, Mercurio ecc.

Allora il sacerdote del tempio di Giove portò dei tori all’ingresso della città per sacrificarli in onore a Paolo che veniva lodato ed adorato dalla folla che lo ammirava stupefatta.

A questo punto Paolo e Barnaba (anch’egli missionario) si strapparono i vestiti di dosso e, con molta fatica, riuscirono alla fine a interrompere questo sacrificio.

Paolo allora pronunciò queste parole: “Perché fate queste cose? Anche noi siamo uomini sottoposti a medesime passioni come voi…”

Ci rendiamo conto di cosa ha detto?

Paolo era in mezzo a una delle culture più pagane e blasfeme, era in presenza di non credenti che stavano per la prima volta nella loro vita ascoltando il messaggio di etica e morale cristiana, nessuno aveva mai insegnato loro di credere in un solo Dio, nessuno gli aveva insegnato di non commettere adulterio, di rispondere con il bene al male, e così via.

A queste persone cosa disse Paolo? Disse: “noi siamo uomini sottoposti a medesime passioni come voi…”.

Paolo stava cercando di dire: non adoratemi, non idealizzatemi, sono anche io un uomo e in me ci sono i vostri stessi istinti e passioni.

Anche i credenti (anche i protestanti), talvolta, arrivano a idolatrare l’immagine di questi santi, a immaginare che essi fossero perfetti e senza errori, immaginano che essi avessero raggiunto la perfezione e dunque confrontandosi con essi si trovano sempre mancanti.

La verità è che anche in questi uomini albergavano le debolezze. Essi dunque agivano solo per mezzo della grazia che è resa perfetta nelle nostre debolezze.

Ciò che faceva differenza nella vita di Paolo erano la grazia e la fede che viveva, non le sue opere.

Dare rende più ricchi che ricevere

Gesù insegnò che dare è meglio che ricevere.
Molti interpretano questa frase nel senso di “sacrificarsi” è meglio che avere qualche guadagno.
In realtà non era questo il significato che dava Gesù.
Dare non significa solo dare denaro, ma si può dare un consiglio, trasmettere esperienza, un sorriso, una via d’uscita, ecc. è evidente allora che dare non significa impoverire, non significa rinunciare, dare significa esercitare potere, solo chi dà può essere ricco, e Gesù è stato il più ricco di tutti perché non solo è morto per noi ma ha vissuto per noi, in questo senso egli ha “dato la vita” per noi.

Separazione, solitudine ed amore

Con il peccato originale è entrata la morte nell’umanità.
Morte significa “separazione” e quindi col peccato originale l’umanità è morta nel senso che si è separata da Dio.
Alcuni aggiungono che il peccato abbia prodotto anche la separazione dell’uomo rispetto ad altri esseri umani, agli animali, alla natura, alla creazione stessa.
Se accettiamo per vera questa affermazione possiamo dire che l’uomo a causa del peccato è stato catapultato in uno stato di solitudine prima sconosciuto.
Per colmare tale solitudine siamo ricorsi
– alla fuga dalla realtà (ad esempio attraverso droghe, alcol, ecc.)
– a riti orgiastici o più semplicemente a rapporti sessuali occasionali,
– al lavoro,
– all’arte,
– all’omologazione (pur di sentirsi approvati si fa tutto ciò che la società ti impone)
– all’appartenenza ad una comunità (tifoseria da stadio, servizio militare, ecc.),
– o, infine, al matrimonio.
Alcune di queste soluzioni sono positive ma si sono rivelate tutte o temporanee o non risolutive, alcune addirittura sono dannose e peggiorative.
Ecco l’importanza dell’amore, l’unico collante che può farci vincere la solitudine alla quale siamo costretti.
Ma noi siamo incapaci di amare a causa del peccato originale, l’unico modo per risolvere il nostro problema è di accettare Gesù come salvatore, perché con la sua morte e resurrezione ha pagato per noi il peccato che ci teneva imprigionati e ha provveduto per noi una soluzione alla nostra solitudine.
Se riconosciamo Gesù e accettiamo la sua opera in modo totale ed intimo, lo Spirito Santo verrà ad abitare in noi, ci condurrà alla guarigione e non saremo mai più soli.

Ad un passo dalla gioia

Quando si è lontani dalla gioia la si desidera, la si brama, la si rincorre e immagini che afferrarla sia normale, la cosa più naturale di tutte.

Ma quando si è ad un passo dalla gioia, invece, è normale aver paura. Riconosci immediatamente la tua inadeguatezza rispetto a tale grandezza, riconosci subito di non meritarla.

Hai paura perché ti sembra così strano che in questo mondo così imperfetto esista la possibilità di accedere a qualcosa del genere, sei così disabituato a queste cose…!

A un passo dalla gioia ti chiedi come sia possibile riporre un tale tesoro nel tuo cuore, ti senti come se dovessi mettere tutto l’oro del mondo in una tazzina da caffè.

Quando si è ad un passo dalla gioia capisci che ci vuole molto coraggio per afferrarla, capisci che quand’eri lontano dalla gioia ti sbagliavi e che la cosa più facile era rinunciare ad afferrarla.

Capisci che i coraggiosi soltanto possono afferrarla e che a loro è dato viverla.

A volte, allora, capita che le persone tristi non sono davvero tristi ma che piuttosto manchi loro il coraggio quando si trovino ad un passo dalla gioia.

Quando ci troviamo davanti all’appello di  Gesù che ci chiama per nome e ci dice che ha lavato i nostri peccati e che ha pagato per noi, è normale tentennare prima di arrendersi ad una tale gioia e ad un tale dono, ma bisogna trovare in sé stessi il coraggio di accettare questa felicità e di abbandonare il nostro orgoglio, Dio ci consentirà di ricevere sul serio i benefici che Gesù ci ha dato pagando al posto nostro.

L’anima del credente

Stando alla Bibbia quando una persona riconosce con tutto il cuore il significato del sacrificio e della resurrezione di Gesù nasce di nuovo. Il suo spirito, che era morto, viene rigenerato e diventa una nuova creazione e lo Spirito Santo viene ad abitare stabilmente nello spirito dei credenti.
Purtroppo però anche dopo tale conversione l’anima e il corpo del credente sono ancora imperfetti e per questo egli è ancora soggetto a errori, a stimoli a peccare, a cattive interpretazioni degli eventi, ecc.
Il cammino del credente diventa, allora, un lavoro per far si che la voce dello Spirito e la Sua guida siano più forti dei consigli della carne e della sua anima.
Sul trono della nostra vita dobbiamo imparare a fare posto allo Spirito Santo.

Disastri naturali

Dio può tutto? Si
Dio peccherà mai? No
Compirà mai ingiustizie? No
Ecco dimostrato che pur essendo onnipotente Dio ha deciso di limitarsi e di seguire delle “regole”.

Dio piegherà mai le decisioni degli uomini contro la loro volontà? No.
Dio condizionerà mai con l’inganno le nostre scelte? No.

Detto questo ora è agevole spiegare che Dio non c’entra nulla con le violenze, le guerre, le calamità che affliggono questo mondo. Esse invece sono conseguenza delle scelte degli uomini: della scelta di peccare nell’Eden, e di tutte le scelte successive. Eppure Dio si è preoccupato di insegnarci (nelle Bibbia) come avremmo potuto evitare tutto ciò, ma noi liberamente abbiamo scelto di ignorarlo.

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